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Benefici dell’agrivoltaico per l’agricoltura: risultati e strumenti di misurazione

Durante l’evento AIAS a KEY Expo alcuni operatori hanno presentato gli ultimi risultati del monitoraggio su alcuni sistemi agrivoltaici e delle tecnologie adottate per condurre i relativi studi. A seguire, in una tavola rotonda con esperti multidisciplinari si è parlato di come coniugare l’idea socialmente diffusa e collettivamente accettata di “bello” con i sistemi agrivoltaici.

Firenze, 19 marzo 2025 – L’Assocazione Italiana Agrivoltaico Sostenibile (AIAS) ha organizzato durante la seconda giornata di KEY – The Energy Transition Expo, il 6 marzo, l’evento “Innovazioni a servizio dell’agrivoltaico”. L’incontro ha ospitato una rassegna delle soluzioni innovative attualmente disponibili per lo sviluppo dei sistemi agrivoltaici e dei risultati ottenuti dal monitoraggio su alcuni impianti.

Giancarlo Ghidesi, COO di RemTec e Vicepresidente AIAS, ha illiustrato alcuni dati che sono emersi dagli studi condotti su progetti della società negli ultimi otto anni.

Ghidesi ha in prima battuta raccontato di un impianto da 2,15 MW a Borgo Virgilio (MN) attivo dal 2011 e su cui la sperimentazione agricola è in corso dal 2013. In questi otto anni le prove hanno dimostrato che i sistemi agrivoltaici possono portare un incremento significativo del peso medio dell’uva per pianta rispetto alla coltivazione in campo aperto. 

Ad esempio, nel 2021 si è registrato un aumento del 25%, mentre nel 2022 la crescita è stata ancora più marcata, raggiungendo il 29%. Grazie a condizioni microclimatiche maggiormente favorevoli l’agrivoltaico ha migliorato la produttività delle piante.

Le sperimentazioni condotte nel 2024 mostrano invece un significativo aumento del numero medio di pomodori da industria per pianta rispetto al 2023. Nel 2023 il sistema agrivoltaico ha registrato una riduzione del 45% della produzione rispetto al campo aperto, nel 2024 è stato rilevato un incremento del 22%. L’aumento è conseguente ad un’ottimizzazione dell’algoritmo di ombreggiamento confermando la tendenza positiva e il potenziale dell’agrivoltaico nell’ottimizzazione della resa agricola.

“È sempre più evidente che l’agrivoltaico è un campo di ricerca che può restituire importanti risultati e benefici per l’agricoltura, si tratta di continuare a fare ricerca e validazioni in campo, affinché anche il plus agricolo possa contribuire allo sviluppo di questa tecnologia che tende ad armonizzare produzione elettrica, agricola e ambiente, riducendo al massimo il consumo di suolo” ha commentato Ghidesi.

Simone Mazzola, COO di 3Bee, ha parlato dei sistemi di monitoraggio della biodiversità nell’agrivoltaico: “3Bee propone una piattaforma con un mix di tecnologie per il monitoraggio della biodiversità: immagini satellitari, sensori basati su bioacustica per impollinatori e avifauna, analisi del DNA. Questo sistema consente di valutare lo stato della biodiversità prima, durante e dopo l’installazione di impianti agrivoltaici. I dati raccolti migliorano la gestione della biodiversità e contribuiscono all’ingaggio della comunità locale e delle istituzioni in fase di progettazione, approvazione e utilizzo degli impianti”.

Mazzola ha spiegato inoltre che i sistemi di monitoraggio consentono di coinvolgere le comunità locali nel percorso verso la biodiversità, sia per ottenere le autorizzazioni iniziali che per mantenere e rafforzare i rapporti con il territorio. Inoltre, consentono di produrre report ESG di assessment della biodiversità in linea con gli standard internazionali come GRI e ESRS.

Tra i benefici diretti il COO di 3Bee ha ricordato la riduzione dell’uso del suolo per la produzione combinata di energia solare e cibo, tra i benefici locali ha evidenziato l’aumento dell’abbondanza di fiori (+4%) e la fioritura ritardata per impollinatori tardivi.

Lorenza Panunzi, Managing Partner di Centrale Valutativa, ha presentato le potenzialità della tecnologia satellitare a servizio dell’agrivoltaico: “Nell’ambito della riduzione del conflitto tra agricoltura e produzione di energia, un obiettivo fondamentale è quello del miglioramento della sostenibilità ambientale degli impianti agrivoltaici”. 

“La diffusione dei sistemi di supporto alle decisioni (DSS) in ambito agricolo consente di accompagnare la gestione dell’azienda con dati e informazioni che permettono di ridurre l’utilizzo degli input aumentando il grado di sostenibilità delle produzioni” ha detto Panunzi.

Per questi scopi Centrale Valutativa ha ideato e realizzato il software Tethys che, utilizzando dati satellitari, permette di: monitorare lo stato di salute delle produzioni agricole; ottimizzare l’utilizzo di acqua a fini irrigui; calcolare i valori di accrescimento della coltura in termini di biomassa e resa.

Anna Laura Palmarelli, Inspections Product Manager di RINA, ha presentato la matrice della certificazione per l’Agrivoltaico Sostenibile recentemente realizzata da AIAS e RINA.

 “La certificazione agrivoltaico sostenibile attesta l’impegno concreto per un’integrazione efficace tra produzione agricola e produzione di energia rinnovabile. Basata sui tre pilastri ESG, questa certificazione garantisce che gli impianti agrivoltaici rispettino elevati standard di sostenibilità ambientale, tutela della biodiversità e supporto alle attività agricole locali. Questo traguardo rappresenta un passo fondamentale verso un modello energetico e agricolo più equilibrato e innovativo. L’agrivoltaico non è solo un’opportunità per produrre energia pulita ma anche uno strumento per rafforzare le filiere agricole e contrastare il cambiamento climatico” ha spiegato Palmarelli.

Nella matrice per la certificazione rientrano come fattori valutativi: l’agricoltura, le caratteristiche tecnologiche del sistema agrivoltaico, la sinergia tra produzione agricola ed energetica, gli aspetti sociali del paesaggio e la sicurezza del progetto.

A seguire si è tenuta la tavola rotonda “Innovazione, Società ed Economia. L’agrivoltaico “bello” è possibile?”.

Alessandra Scognamiglio, Presidente di AIAS, ha introdotto la discussione parlando della sfida che l’agrivoltaico deve scontare a livello di integrazione in quanto struttura nuova che si va a inserire in un paesaggio agrario consolidato e culturalmente caratterizzante come quello italiano: “Nel caso dell’agrivoltaico è chiaro che ci troviamo di fronte a un’idea di bello innovativa che necessariamente passa da un principio etico. Sappiamo che realizzando certi tipi di opere come quelle agrivoltaiche stiamo aiutando l’ambiente e quello che ci guida è un principio etico che dobbiamo riuscire a tradurre in un principio universale”.

Partendo da questi ragionamenti gli ospiti hanno ragionato su quale possa essere l’idea di “bello” per l’agrivoltaico.

Lucia Krasovec Lukas, presidente IN/Arch Triveneto, ha evidenziato l’importanza per i sistemi agrivoltaici di configurarsi come una componente attiva e integrante del paesaggio, non solo dal punto di vista materiale, ma anche in termini di percezione e significato culturale. 

“L’agrivoltaico deve diventare un veicolo di pensiero, promuovendo un modello di coesistenza armonica tra uomo, tecnologia e ambiente – ha detto Krasovec Lukas -. La dimensione umana è cruciale: occorre una visione lungimirante che favorisca l’integrazione tra il contesto urbano e rurale, risvegliando una coscienza collettiva in merito all’uso responsabile del suolo e al ruolo attivo dei cittadini nella gestione del paesaggio”.

Alessandro Marangoni, CEO Althesys, ha parlato del paesaggio come una realtà in continua evoluzione, frutto di un equilibrio dinamico tra fattori ambientali, economici e sociali. Per Marangoni l’agrivoltaico ha un impatto visivo che va gestito attraverso un’integrazione consapevole nel contesto paesaggistico. L’accettazione sociale di questa tecnologia dipende dalla sua capacità di armonizzarsi con l’ambiente, diventando un elemento qualificante e non invasivo.

Per Angelo Gentili, responsabile agricoltura Legambiente, l’agrivoltaico non solo mitiga gli effetti negativi dei cambiamenti climatici sulle colture ma contribuisce anche alla riduzione dell’uso di sostanze chimiche e al contrasto dell’abbandono delle terre agricole. In particolare, l’agrivoltaico offre una prospettiva di valorizzazione per le aree marginali a basso valore agricolo, incrementando la resa produttiva e proteggendo le coltivazioni dagli agenti atmosferici avversi. 

Gentili ha inoltre evidenziato come l’agrivoltaico possa rappresentare un volano per il rilancio economico dell’agricoltura. 

Vito La Fata, presidente di Land impresa sociale, individua nell’agrivoltaico un punto di convergenza tra due mondi tradizionalmente distinti: l’agricoltura e la produzione di energia. Entrambi rispondono a esigenze primarie delle comunità ma oggi il settore agricolo versa in una situazione di crisi dovuta alla ridotta redditività. L’energia, al contrario, vive un momento di grande espansione e può diventare un elemento di supporto strategico per il rilancio dell’agricoltura.

Per La Fata il valore condiviso dell’agrivoltaico risiede nella sua capacità di essere luogo di aggregazione e crescita, offrendo percorsi educativi, inclusione sociale e opportunità di rilancio per settori in difficoltà come quello agricolo.

Valeria Viti, partner di Legance, ha posto l’accento sul quadro normativo che, ad oggi, non fornisce ancora una definizione chiara di cosa debba intendersi per agrivoltaico “bello” e funzionale. 

Per Viti la qualità dell’agrivoltaico si misura nella sua capacità di rispettare e valorizzare il contesto territoriale in cui si inserisce. “Mi sarei aspettata che il Testo Unico FER fornisse un maggiore supporto alla regolamentazione dell’agrivoltaico, stabilendo criteri più precisi per la sua applicazione. In assenza di un quadro normativo esaustivo, sarà compito delle Regioni delineare criteri più specifici per la sua implementazione” ha dichiarato Viti.

La legale ha inoltre evidenziato l’importanza dell’analisi empirica: “è necessario calarsi nei singoli contesti locali, coinvolgere le comunità e progettare insieme la trasformazione sostenibile del paesaggio, affinché l’agrivoltaico possa rappresentare un vero strumento di sviluppo territoriale”.

In questo contesto, ha concluso, le linee guida siciliane, che adottano un approccio agroecologico, possono rappresentare un esempio virtuoso.


AIAS, presieduta da ENEA, è l’associazione italiana che promuove lo sviluppo sostenibile dell’agrivoltaico, supportando i progetti che valorizzano il potenziale di questa tecnologia attraverso soluzioni innovative. Ad oggi AIAS conta 104 soci tra aziende, istituzioni pubbliche e private, organizzazioni, cooperative, professionisti, associazioni.

KEY – The Energy Transition Expo è il più importante evento europeo dedicato alle tecnologie, ai servizi, alle soluzioni integrate per l’efficienza energetica e le energie rinnovabili in Italia e nel bacino del Mediterraneo.

Ufficio Stampa Associazione Italiana Agrivoltaico Sostenibile (AIAS)
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